mercoledì 6 marzo 2013

"Cavoli, che polpette!"

Eh sì,
a volte si compra qualcosa senza sapere bene per che cosa lo si utilizzerà...

Questo è l'esempio del cavolfiore, che a mio figlio piace tanto ma che è difficile rendere goloso, almeno per me che non sono un drago in cucina. Eppure ieri sera mi sono tornati in mente i falafel, che utlizzano ingredienti rigorosamente vegetariani e sono conditi con numerose spezie.





Senza voler minimamente paragonare le mie semplici polpette vegetariane ai falafel, ho ideato la mia ricetta che ho chiamato proprio come da titolo: Cavoli, che polpette!

Servono: un cavolfiore piccolo o a metà
2 uova
parmigiano grattugiato e pangrattato q.b.
noce moscata in polvere
cumino
sale
pepe

Ho pulito, spezzettato e cotto al vapore il cavolfiore, lasciandolo bello compatto.
L'ho tritato grossolanamente unendo il sale, il pepe, il cumino e la noce moscata in polvere.
Ho unito le uova, il parmigiano grattugiato ed il pangrattato per fargli prendere una consistenza piuttosto compatta, sufficiente a formare delle polpette morbide.
Fritte in olio evo, asciugate su carta fritti, servite calde.

Un successone!



A volte ritornano... a Courmayeur!

Domenica siamo tornati a Courmayeur, dopo tantissimo tempo.

Siamo legati a quel posto dalle vacanze del 2006, quando il nostro principe aveva 17 mesi ed era un pasticcione coccoloso: per non fargli perdere nulla di quello che ha vissuto ai tempi ma che è rimasto impigliato tra i biondi capelli di allora, abbiamo parcheggiato l'auto nel parcheggio dell'Hotel dove avevamo soggiornato, e che è rimasto ancora uguale (cioè, brutto).

Questo ci ha permesso di fare una lunga e bella passeggiata per Dolonne fino ad arrivare nella Piazza di Courmayeur e di lì risalire per la sempre glamourous Via Roma, rivedere il negozio dove abbiamo speso i primi soldi per comprare un cappellino ad un bimbo che non voleva saperne di tenere la copertura impermeabile sul passeggino nonostante il ventaccio e la pioggerella... in tutto questo, ovviamente, il ragazzo se l'è risa di gusto.

Metto qui un po' di foto, prese dalla Rete e scattate da me, di quel posto che ancora oggi è magico



Il Caffè della Posta, che evoca atmosfere meravigliosamente montanare:






La Società delle Guide, edificio storico dentro e fuori:


L'attività principale a Courmayeur dopo lo sci:


venerdì 15 febbraio 2013

La percezione di noi attraverso il make up

Non ci avevo mai pensato, ma il make up veramente può cambiare il nostro viso e la nostra percezione di noi da parte delle persone che ci stanno intorno.
Fino a poco tempo fa mi truccavo con pochi, basici gesti di cui l’irrinunciabile era solamente il copriocchiaie, routine che ora ho arricchito, io credevo, con pochi gesti, ma che evidentemente fanno la differenza: ebbene sì, ultimamente mi sono convinta che anche quei pochi gesti che tutti i giorni compiamo per presentarci al mondo siano importanti per come veniamo visti dai nostri cari o dai nostri colleghi.
Ne ho avuto la riprova qualche giorno fa, quando sono uscita in ritardo per il lavoro e sono arrivata in ufficio senza aver completato la routine di make up, ripromettendomi di farlo al più presto infilandomi in bagno. Tutto questo non è successo prima di incontrare una collega che mi ha subito chiarito come apparissi stanca e un po’ sbattuta.
Sono andata nei bagni e pur avendo applicato fondotinta, copriocchiaie, ombretto e rossetto la situazione era desolante.
Nella fretta ero tornata al trucco basico di qualche tempo fa, solo che la mia nuova immagine prevede:
  • ombretto scuro sulla palpebra mobile ed un tocco di luce sotto l’arcata sopracciliare
  • rifinitura delle sopracciglia con apposita matita (giusto un’idea, ma le disciplina e riempie i buchetti che nelle nordiche non più giovanissime ci sono immancabilmente)
  • il blush, o fard, o comunque il tocco rosato della buona salute ;)
  • il mascara, preferibilmente nero ed abbastanza abbondante.

Solo 4 cose, ma che fanno la differenza tra una faccia “stanca” ed una presentabile.

Metto qui il link ad un articolo che trovo molto interessante e che ho trovato spulciando in Rete proprio per capire cosa lega il nostro bisogno di piacere al make up giornaliero:
http://www.psicologo-milano.it/attualita-e-psicologia/176-cosmesi-psicologia.html

Un altro articolo veramente interessante per me è stato questo, che parla molto estensivamente di come parlare di make up sia diventato un lavoro mooolto proficuo per alcune ragazze indubbiamente talentuose, se non altro nel gestire il proprio profilo pubblico:
… e buon make up!

giovedì 17 gennaio 2013

Il cake design ci ha stufato!

Tutto comincia quando un'amica prepara dei biscotti a forma di cristallo di neve per regalarli a mia sorella: sono belli, uno spettacolo, e se tanto mi dà tanto, tirarli fuori dagli stampini non dev'essere stato facile.

Infatti, mi conferma, è stata la parte difficile di tutta l'operazione: i biscotti sono una semplice frolla, ma ricoperti dallo zucchero a velo e confezionati in una scatola a forma di cuore fanno davvero un figurone.

Decido che anche io voglio quelle formine, e scopro che erano in regalo su una delle tante "Enciclopedia del..." in vendita a dispense in edicola: inutile dire che era un corso del genere "diventa un mago del Cake Design"

Parto alla ricerca della dispensa, quando davanti all'ennesima edicola ho un flash back: mi rivedo lo scorso anno, quando impiastricciata di zucchero a velo, esausta dopo aver cercato inutilmente di tirare la palla appiccicosa di pasta di zucchero (PDZ, per le esperte), portavo in giro le mie creazioni, eternamente insoddisfatta pensando a quei capolavori chiamati "home-made cakes" creati e fotografati dalle più scafate "web-surfer housewives"...

... così, quando l'altra sera ho fatto dei semplicissimi biscotti morbidi allo yogurt, mi sono detta:

IL CAKE DESIGN CI HA STUFATO!!!


Questo è il risultato:



Ottimi per la colazione e la merenda, non impiastricciano le dita di zucchero, non ungono di burro, non fanno neanche troppo male visto che di grassi e zuccheri ce ne sono veramente pochi.

Ecco la ricetta:
300 gr. farina autolievitante
40 gr. olio di semi
120 gr. zucchero
1 yogurt alla frutta
1 uovo

Mischiare insieme tutti gli ingredienti lasciando per ultimo l'olio, formare una pallina da mettere a riposare in frigo per circa mezz'ora avvolta nella pellicola.
Se serve altra farina (troppo caldo il piano di lavoro? Troppo liquido lo yogurt?) aggiungetela affinché sia più facile spianare l'impasto fino a circa 1/2 cm e ritagliate con le formine per i biscotti.

Forno a 180° per 15 minuti.

Se ci riuscite, fateli raffreddare prima di mangiarli..!


P.S.: Ovviamente, il fatto che la dispensa fosse esaurita ed io fossi rimasta senza stampino per i biscotti a forma di cristallo di neve è stato... un segno del destino!

venerdì 11 gennaio 2013

Vederti bambino


Tocco quei buchetti sulle tue manine morbide da bambino
perché io possa rivederle
quando bambino non sarai più.

Fermo in foto la meraviglia che hai in quegli occhi grandi,
...
perché tu possa rivederla
quando il mondo tenterà di privartene.

Scrivo nell'aria i mille mila zeri con cui misuri il tuo bene per me,
perch'io possa rileggerli
quando il dubbio d'esser sola tornerà.

Mi abbuffo di momenti che voglio con me domani....